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FAQ - Domande e Risposte
Area bambini e adolescenti / alcune malattie di bambini e ragazzi possono essere legate allo stress

mal di testa nei bambini e adolescenti


Ti hanno mai detto che il mal di testa non è un destino crudele che ti terrai tutta la vita ?

Ti hanno mai detto che il mal di testa può essere curato dallo psicologo, sia negli adulti che nei bambini?

Ti hanno mai detto che anche se il mal di testa è ereditario e se il bambino può averlo ereditato da mamma o papà, si può imparare a tenerlo sotto controllo ? 

        Il mal di testa si cura ....
                                         NON SI SUBISCE IMPOTENTI
!



" Synergia centro trauma" ha operatori specializzati nella cura della cefalea nei bambini e negli adolescenti quando il sintomo non ha origini "solo" organiche ma soprattutto psicologiche, causato da stress emotivo, ansia, problemi. Quando i farmaci non servono, quando il medico non sa indicare un'efficace cura farmacologica, lo psicologo può essere un valido ed insostituibile aiuto per prevenire e curare l'attacco di cefalea in età evolutiva.

Sempre più bambini e adolescenti si lamentano di avere mal di testa. La principale causa di tale malessere è lo stress. Il sintomo non va sottovalutato perchè il mal di testa può diventare cronico ed insorgere regolarmente di fronte ad ogni situazione stressante.

Dobbiamo aiutare i nostri figli ad affrontare le difficoltà della vita senza ammalarsi.



Stress e mal di testa

Aumentano i bambini e gli adolescenti che soffrono di emicrania: spesso è il segnale di un disagio personale. Sono sempre di più i giovanissimi che soffrono di mal di testa. Secondo le ultime ricerche il 14 per cento degli adolescenti ed il 25 per cento dei bambini. L'allarme arriva dagli esperti riuniti nei giorni scorsi a Roma, in occasione del congresso della Società Internazionale delle Cefalee. Il mal di testa, rilevano, è in aumento nei bambini così come negli adulti: 90 persone su 100 ne soffrono almeno una volta e l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo ha inserito tra le 20 malattie più disabilitanti.

La prima causa è lo stress.

"Il mal di testa è il disturbo più diffuso da zero a 18 anni - ha detto il direttore del centro Cefalee del dipartimento di Scienze neurologiche dell'Università di Roma "La Sapienza", Vincenzo Guidetti - e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un mal di testa 'sindrome'. Non è cioè un segno collegato ad altre malattie.

Sicuramente la genetica gioca un ruolo molto forte,ma nel mal di testa dei bambini - assicura il medico - sono assolutamente fondamentali altri fattori scatenanti. Esiste quindi una predisposizione a soffrire di emicrania, i cui attacchi nei bambini possono durare fino a due ore (contro le quattro ore degli adulti), ma per far scattare gli attacchi occorre un grilletto psicologico. "Le emozioni sono il primo fattore scatenante - ha proseguito Guidetti - e tra queste gioca un ruolo importante la scuola. E' il primo banco di prova con cui bambini e adolescenti si confrontano direttamente con le proprie capacità.

Situazioni classiche in cui può scatenarsi il mal di testa sono interrogazioni e compiti in classe". La scuola non è, però, l'unica responsabile: possono scatenare il mal di testa nei giovanissimi anche lo sport e il movimento. "Non soltanto l'emozione di una gara, ma anche il semplice movimento, come salire e scendere le scale di corsa - ha spiegato Guidettei - possono scatenare un attacco di mal di testa".

Un effetto analogo lo provocano le troppe ore trascorse al computer o davanti alla televisione, così come un'eccessiva vicinanza alla tv, cambiamenti del clima o l'arrivo dello scirocco.


Le conseguenze dell'emicrania


Le ricerche hanno dimostrato che chi soffre di emicranie da piccolo ha ben 4 volte di più il rischio di soffrire da adulto di depressione e 6 volte di più di ansia. E poi, ci sono dei comportamenti appresi che i bambini con questa sindrome, se non si interviene, si porteranno dietro tutta la vita; come il mettersi a letto quando si ha mal di testa. Oppure, reagire con sintomi fisici di fronte a situazioni difficili. Le emicranie hanno evidenti ricadute nella qualità della vita di un bambino, e della sua famiglia (condizionata ovviamente dalla frequenza degli episodi): il bambino non va a scuola, e con lui resta a casa la mamma che non può andare in ufficio. Ci sono ricadute sul suo apprendimento e sulle sue relazioni sociali. Non solo. Siccome il movimento peggiora gli attacchi, il bambino che ha questa sindrome tenderà a non fare sport.

Ma il disturbo non va sottovalutato

Il problema, per Guidetti, non va drammatizzato ma neanche banalizzato: "il bambino con mal di testa lancia un messaggio di disagio, se ne devono occupare persone competenti''. Spesso il pediatra non è sufficiente. "I genitori, che in primo luogo temono i tumori cerebrali, portano i figli dal pediatra che di solito sottovaluta il problema, dice è la crescita, passerà', affermazioni che non hanno alcun fondamento di natura scientifica. Sdrammatizza ma non risolve il problema''. A seconda del tipo di emicrania, il bambino può soffrire di vomito, nausea, voglia di stare al buio e a volte sono anticipati da sintomi che destano allarme: non vedere da un occhio (4% dei casi) o formicolii alle braccia, "tutti sintomi benigni". "Quando c'è un mal di testa si esprime un disagio, bisogna capire cosa c'è dietro, possono esserci implicazioni psicologiche. L'emicrania non è la causa ma un fenomeno che aggrava. Spesso sono le emozioni a scatenarla, soprattutto nelle emicranie tensive, e questo vale per le emozioni negative che per le emozioni positive".La cura? "Incontri di counseling con le famiglie e i farmaci, se sono necessari". Guidetti ricorda che in gran parte degli ospedali italiani ci sono i centri per la cefalea dell'età evolutiva. E' lì che bisogna andare per affrontare il problema. 

Articolo di Matteo de Matteis tratto dal sito internet www.guidagenitori.it



La diffusione del mal di testa nei bambini in Italia


I dati sotto riportati sono tratti dal sito internet di:
   
OSPEDALE GENERALE SAN CARLO
Via Aurelia, 275 - Roma - tel. 06.39.701     
                   Centro cefalea per bambini        

Bambini
La cefalea non risparmia certo i bambini, che soffrono di questo disturbo molto più di quanto si possa pensare.
Studi epidemiologici eseguiti negli ultimi anni hanno evidenziato, per questa fascia di età, un'enorme progressione di questa patologia.

Almeno il 25% dei bambini soffre di cefalea.La cefalea è il disturbo più diffuso nei bambini. La prevalenza è del 37% nei bambini in età prescolare, con almeno un episodio l'anno, e di oltre l'85% negli adolescenti.

La maggioranza delle cefalee è costituita da forme primarie (cefalee non dipendenti da altre patologie).
Le secondarie costituiscono il 10-15% della totalità delle cefalee e si dividono in:
secondarie extra-craniche, con i seguenti fattori scatenantio problemi alla vista:
da affaticamento, difetti di rifrazione, convergenza, correzione con lenti non adeguate; o problemi di competenza otorinolaringoiatrica:
sinusiti, riniti vasomotorie;
o problemi di origine odontoiatrica, etc.

secondarie intra-craniche dovute a:
ipertensione endocranica secondaria, neoplasie, aneurismi, ematomi, ascessi, infezioni, traumi, etc...

Un dolore sine materia, come la cefalea essenziale, privo di obiettività clinica e non evidenziabile con indagini strumentali convenzionali, lascia spesso lo stesso medico perplesso o fa propendere per una diagnosi di isterismo.

Questo accade più frequentemente per la cefalea infantile !!!

Il dialogo fra il piccolo paziente e il medico può risultare talvolta difficile ed incerto. Un'ulteriore difficoltà nella comunicazione fra l'adulto ed il bambino deriva dalla vaga idea che il bambino ha del nesso fra la parola "dolore" e l'evento che genera sofferenza, mentre nell'adulto il termine è legato ad esperienze precedenti ben note.

La cefalea comincia a manifestarsi sin dai primi anni di vita, ma il disturbo diventa importante dopo l'impatto con la vita scolastica, quando si presentano le prime crisi dolorose importanti, spesso interpretate come un rifiuto della nuova situazione.

La crisi del bambino ha, in genere, una durata inferiore rispetto a quella dell'adulto: questo, talvolta, rende perplessi i genitori sulla veridicità del disturbo, privando ulteriormente il bimbo di credibilità.

La cefalea è prevalente nel mondo scolastico.
L'ambiente scolastico è il primo ambiente diverso dalla famiglia, in cui nasce l'impegno, la fatica, la competizione fra i bambini come pure con se stessi. Nello stesso tempo la cefalea è associata a sintomi invalidanti e può arrivare a minacciare il profilo scolastico del piccolo

   

La cefalea deriva da un disagio?

Negli ultimi anni l'incidenza della cefalea infantile è aumentata in maniera esponenziale. I seguenti dati, raccolti in tre scuole (Wojtyla, Baiocco, Ruscelli), a 13 anni di distanza (1986 - 1999), danno l'idea dell'aumento di incidenza della cefalea in età evolutiva: dal 19,5% al 33,3% !
La causa dell'aumento di incidenza della cefalea è sicuramente il peggioramento della qualità della vita del bambino, se valutiamo alcuni parametri quali:

-l'introduzione del tempo pieno nella scuola,
  
-l'allontanamento di entrambi i genitori per motivi di lavoro,
  
-il notevole aumento del numero di separazioni e divorzi negli ultimi anni.




non reprimere la rabbia se si soffre di cefalea


E' stato dimostrato che chi esercita un forte controllo razionale sulla propria rabbia, essa perdura per lungo tempo, generando una condizione di stress cronico che è causa di una serie di disagi psicologici e fisici (per esempio dolori al collo, nella regione cervicale, alle spalle) e malattie, come la cefalea. Questo studio americano dimostra che chi soffre di cefalea esprime meno la rabbia rispetto a chi non ne soffre (Headache, giugno 2003).


La rabbia, il cui termine deriva dal sanscrito "rabbahs", fare violenza, è un'emozione che viene inibita dalla nostra cultura e dalla società attuale, in modo che circostanze quotidiane spiacevoli (come rimproveri del capoufficio, una discussione con colleghi o con il proprio partner, un furto, una multa ingiusta, etc.) o eventi o persone che ostacolano la realizzazione di un nostro bisogno e/o della nostra immagine, possono creare ribellione, collera, esasperazione, ira; questi sentimenti di rabbia quando repressi creano così un'aggressività, una frustrazione che, come tutte le emozioni (dal latino ex-moveo muovere fuori, uscire, sgorgare) "devono" trovare una propria espressione, una propria manifestazione.E' stato dimostrato che chi esercita un forte controllo razionale sulla propria rabbia, essa perdura per lungo tempo, generando una condizione di stress cronico che è causa di una serie di disagi psicologici e fisici (per esempio dolori al collo, nella regione cervicale, alle spalle) e malattie, come la cefalea.Questo studio americano dimostra che chi soffre di cefalea esprime meno la rabbia rispetto a chi non ne soffre (Headache, giugno 2003).Mediante adeguati test neuropsicologici venivano misurati la rabbia, il modo in cui veniva manifestata e i tratti del carattere legati ad essa in 422 soggetti, 81% femmine, di età media 21 anni, dei quali 171 con cefalea (gruppo casi) e 251 senza cefalea (gruppo controllo). Venivano anche considerati fattori psicologici come la depressione e l'ansia, che possono influire sulla rabbia e le sue espressioni.L'analisi dei dati rilevava che non vi è una differenza significativa tra i due gruppi nei livelli di rabbia; mentre chi soffriva di mal di testa tratteneva maggiormente questa emozione rispetto al gruppo controllo, determinando livelli di depressione e ansietà maggiori.Gli autori concludevano che trattenere la rabbia ha un effetto negativo sia sullo stato psicologico sia su quello fisico, rappresentando un importante fattore emozionale/affettivo nell'influenzare la comparsa di cefalea.Nota: E' consigliabile trovare un modo di dar sfogo alla rabbia; l'arrabbiarsi esprimendo verbalmente o con un comportamento le motivazioni dello scontento, può essere una procedura utile per rimuovere l'evento frustrante, ottenendo un utile cambiamento al fine di favorire il proprio benessere.

http://www.anircef.it Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee (testo tratto da)
"Non reprimere mai la rabbia se si soffre di cefalea"


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