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Area bambini e adolescenti / bambini con genitori separati

cosa fare e cosa non fare quando i genitori si separano


Separazione o divorzio dei genitori



Cosa fare quando si sta per separarsi

Come dirlo ai figli

Come far soffrire il meno possibile i bambini quando i genitori si separano

Gli effetti sui bambini dei conflitti fra genitori

La mediazione famigliare. Noi la facciamo a Moncalieri (Torino)




La separazione o la minaccia di separazione dei genitori  rappresenta quasi sempre un momento difficile per i figli. Ogni bambino trae dall'unione positiva e dalla reciprocità affettiva dei genitori la costruzione della sicurezza di base, la  fiducia nel mondo adulto e la rassicurazione circa la capacità di poter ricevere affetto e cure nel presente e nel futuro, oltre che la speranza di poter a propria volta costruire, una volta diventato adulto, una relazione positiva con il partner.


La frattura della coppia genitoriale  produce nel bambino la paura di perdere l'uno o l'altro genitore, o di sacrificare in qualche modo il proprio legame di vicinanza affettiva con il genitore che si allontana.

E' importante tener presente che la sofferenza del figlio:

  • aumenta tanto più elevata è la conflittualità tra i genitori.
  • aumenta se un genitore sparisce
  • peggiora se il bambino è usato come strumento per attaccare o ferire l'altro genitore
  • peggiora se i conflitti tra i genitori riguardano lui stesso, la sua educazione, le scelte che lo riguardano
  • può generare angoscia e patologia se i conflitti sono continui, segnati da aggressività verbale o fisica.         

Come si può osservare la separazione crea sofferenza nel figlio quando va al di là della riduzione della presenza fisica di un genitore, ma implica la perdita del riferimento affettivo. Se pensiamo a situazioni dove i conflitti, i litigi e la difficoltà di comunicare sono quotidiani, immaginiamo facilmente il dolore e la difficoltà dei bambini a vivere in questo contesto e quindi non possiamo che accogliere come costruttiva la decisione dei coniugi di separarsi per poter ristabilire un rapporto sereno con i figli. Purtroppo però succede, nella maggioranza dei casi, che, anche dopo la separazione, la conflittualità della coppia adulta perdura, richiedendo ai figli alleanze e schieramenti, utilizzando il ricatto nell'ambito del rapporto affettivo.

L'esperienza della separazione, dolorosa per tutti i componenti del nucleo, lo diventa doppiamente per i figli, costretti ad affrontare contemporaneamente il proprio momento di regressione dovuta al cambiamento e alla perdita dei riferimenti e  l'esperienza dell'essere contesi che li costringe a prendere le parti dell'uno o dell'altro genitore, nonché la responsabilità di pensare da soli alla propria sofferenza, perché i genitori, presi dal proprio risentimento, non riescono più ad essere empatici con  i loro bisogni.
Inoltre molto spesso i figli si trovano a dover accettare all'improvviso la presenza di altri adulti, i nuovi compagni dei genitori, che pretendono di avere la stessa considerazione e lo stesso ruolo del genitore.Sovente accade che il bambino si senta l'artefice della discordia dei genitori; questo vissuto crea un senso di colpa e il bisogno di riparare a ciò che teme di aver provocato, modificando il suo comportamento e il suo carattere. Non è quindi la separazione in sé ma il modo di affrontarla e di farla vivere ai figli che produce conseguenze negative, quando vengono a mancare ai bambini e agli adolescenti  i riferimenti di vicinanza e di sicurezza affettiva indispensabili per il raggiungimento della propria identità.

Naturalmente, tutta l'energia emotiva che i bambini e i ragazzi devono investire per reagire alla conflittualità genitoriale provoca una distorsione sia delle emozioni che degli aspetti della vita e dei bisogni della loro età. Alcuni ragazzi si isolano dagli amici, per non dover parlare del problema,  provano vergogna, o al contrario  si sentono in colpa  per la separazione e cercano di  intervenire per riportare la serenità in casa, oppure non riescono più a concentrarsi e a studiare e vanno incontro a un crollo del rendimento scolastico.A volte succede che i genitori tentino di mantenere la segretezza sulla propria decisione di separarsi o neghino o minimizzino  i propri sentimenti ostili, nella speranza che i figli non si accorgano di nulla: questo atteggiamento ferisce  bambini e adolescenti , creando sfiducia nella possibilità di mettere in parola i sentimenti.

E' sempre meglio spiegare le difficoltà esistenti invece di negarle:
anche i bambini molto piccoli si accorgono della tensione esistente tra i genitori.


Sperimentare la separazione non è traumatico per i figli di quei genitori che riescono, dopo la separazione, a dare continuità al legame parentale, accordandosi sulle scelte più opportune per  loro, mantenendo un coerente riferimento affettivo ed educativo, conservando intatta nella mente dei ragazzi quella immagine rassicurante così importante per la loro crescita e riuscendo ad offrire loro un aiuto per affrontare la sofferenza del cambiamento.  Sovente per i genitori non è semplice operare in tal senso, perché le loro energie emotive e le risorse affettive sono diminuite dal momento di crisi che stanno attraversando. E' necessario che si sviluppi, anche negli ambienti legali e giudiziari, una cultura che promuova l'utilizzazione della consulenza psicologica per il disagio dei figli e per i genitori in conflitto o separati.

Lo psicologo permette di investire le energie emotive  nel vedere i danni e i disagi prodotti dal  conflitto,  e di disinvestirle dalla battaglia legale per accaparrarsi i figli, a volte considerati alla stregua degli oggetti posseduti dalla coppia. E'  auspicabile che avvocati e giudici orientino in tal senso le coppie in conflitto soprattutto  quando questo appartiene più all'area delle emozioni che non all'area del diritto, risparmiando ai bambini sofferenza e ricatti operati dai propri genitori.

Lo psicologo può  prevenire le situazioni di sofferenza e di distorsione emotiva  che possono derivare ai figli da una separazione coniugale mal gestita, aiutando i genitori a  mentalizzare  le conseguenze della loro decisione, a identificarsi con le esigenze emotive dei bambini e dei ragazzi per poterle affrontare.





I conflitti fra genitori;  gli effetti sui bambini


In tutte le famiglie vi sono situazioni di conflitto, che nascono dalle situazioni della vita quotidiana e dai diversi bisogni delle persone. Però vi sono famiglie dove gli adulti sono capaci di negoziare e di mediare le loro differenti esigenze, e di garantire a ognuno l'espressione delle sue necessità, senza intaccare le libertà degli altri e vi sono famiglie dove questa capacità è assente.

In queste ultime ogni conflitto produce diverbi accesi, che si esprimono in forme diversificate: dal conflitto silente espresso nella disistima e nel disprezzo e nella emarginazione reciproca a quello caratterizzato da violenza verbale e minacce fino alla violenza fisica frequente.

Un bambino che assiste alle scenate di rabbia, alle manifestazioni di violenza, fisica o verbale, tra i suoi genitori, o tra genitori e figli, viene sempre danneggiato. A volte molte coppie in aperto e continuo conflitto non si separano "per il bene del bambino". In realtà espongono il bambino al grave danno di vivere in un clima di tensione e di violenza psicologica, dove i significati dell'affetto sono mischiati a quelli dell'ira e del disprezzo.

  • I danni sono gravi anche se lui non viene toccato o insultato.I ricercatori sono concordi nel definire che ambienti familiari fortemente conflittuali generano nel b sensazioni di insicurezza e di impotenza Il danno è sul piano della formazione della personalità, che viene segnata dall'esposizione a minacce, intimidazioni, dalla sensazione di mancata protezione e di allarme continuo: questi bambini si sentono come sempre seduti su di una polveriera che può esplodere improvvisamente.

  • Se il bambino è molto piccolo e la violenza si protrae nel tempo la sua personalità viene rovinata dall'incapacità della mente del bambino di comprendere i motivi delle crisi e degli attacchi, per cui il più delle volte il piccolo pensa di essere lui a provocare i diverbi.

  • La situazione dannosa peggiora se il contenuto dei conflitti tra i genitori riguardano il figlio, la sua educazione, le scelte che lo riguardano, poiché questi comportamenti acuiscono in lui il senso di colpa.

  • I bambini che sono coinvolti nei conflitti di lealtà tra i genitori, che gli chiedono di schierarsi contro l'altro o che vengono chiamati in causa quando un genitore minaccia di abbandonare il partner , vedono compromesso il loro benessere emotivo. In questi minori si può osservare aspetti di eccessiva responsabilizzazione, adultizzazione e inversione di ruolo, cioè il bambino che assume il ruolo di confidente e di protettore dell'adulto

Nei casi più gravi, dove la violenza è quotidiana e cronica, si parla di "violenza assistita", definendo una situazione nel quale il minore è coinvolto in atti di violenza compiuti su figure di riferimento affettivamente significative: la violenza assistita è uno dei fattori che caratterizzano il contesto familiare inadeguato.

Proprio gli aspetti di abuso emozionale sono all'origine di pesanti danni evolutivi, poiché incidono sulla strutturazione del senso di Sé, producono una percezione interna di svalutazione, di non meritare rispetto e amore, danneggiano il sistema nervoso, il funzionamento intellettivo ed emozionale e creano le premesse ad uno stato di grande vulnerabilità. La capacità di formarsi opinioni significative riguardo a se stessi, agli altri, all'ambiente, e al futuro, si basa sull'apprendimento nell'infanzia.

Nei bambini che vivono nella violenza assistita questa abilità e la percezione di sé sono spesso distorte: possono essere sovrastimati i pericoli e le avversità del mondo ed essere sottostimati l'efficacia e il valore personale.

Va infine ricordato che il DSM IV chiarisce come per i bambini condizioni associate al conflitto quali:assistere come testimoni a ferimenti gravi e aggressioni o venire a conoscenza di aggressioni personali o di gravi lesioni subiti da un membro della famiglia. rappresenti un evento traumatico che potrebbe generare il disturbo post traumatico da stress.


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