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Violenza contro donne e bambini / violenze contro le donne

La terapia psicologica del trauma e delle donne vittime di abuso sessuale nell'infanzia

donna abusataQuale tipo di cura psicologica serve alle donne vittime di 

molestie o abusi



Questa parte del sito è dedicata alle persone che intendono riflettere su quali siano gli obiettivi di un trattamento psicologico con soggetti che abbiano subito un'esperienza traumatica. Può essere tuttavia anche un'occasione di riflessione per gli psicologi che lavorano con questo tipo di pazienti.

Se hai subito una violenza sessuale, uno stupro, delle molestie sessuali o un incesto, la prima cosa che occorre tenere a mente è che la strada per lasciarsi alle spalle tali drammatici avvenimenti non è quella di dimenticare, di "metterci una pietra sopra", ma al contrario quella di superare il trauma attraverso l'elaborazione dell'esperienza.
 
                            Il silenzio non aiuta a star meglio,
    ma lascia semplicemente sola la persona con la sua sofferenza.

                            Ricordare fa stare meglio...


Elaborare il trauma


Una delle fasi centrali della psicoterapia di un soggetto traumatizzato risiede nell'elaborazione del trauma. Che cosa significa "elaborazione" cercheremo di spiegarlo nel corso di questa articolo. Come abbiamo visto precedentemente non tutti i traumi sono uguali e non in tutti i soggetti ha le stesse conseguenze; ogni terapeuta dovrà quindi valutare attentamente quali strumenti usare per lavorare sul trauma, ed in quale momento della terapia utilizzarlo. Ciò che è tuttavia fondamentale è che il trauma venga trattato, cioè che si dedichi una parte del lavoro di psicoterapia ad elaborare l'esperienza traumatica.

L'affermazione può apparire banale, ma non lo è affatto se si considera che ancora oggi, pur senza alcun supporto scientifico, molti terapeuti considerano salutare per il paziente far mettere la "classica pietra sopra" e non pensarci più.

Un trauma non analizzato produrrà effetti devastanti sul soggetto anche per tutta la vita.



Quando un adulto chiede aiuto per traumi subiti da bambino


Non è infrequente che una donna possa chiedere l'aiuto di uno psicologo durante l'età adulta per problemi che vanno fatti risalire ad abusi sessuali subiti durante l'infanzia e l'adolescenza. Spesso tali abusi, il più delle volte commessi all'interno della famiglia, non sono mai stati raccontati a nessuno, o sono stati parzialmente narrati e poi coperti da un muro di silenzio e di omertà. Se volessi  rappresentare con una immagine la relazione che esiste tra il trauma dell'abuso e la verità, (descrivendo quindi il percorso necessario al disvelamento dell'abuso sessuale) l'immagine che mi sembra più adatta non è quella di una strada diritta, ma quella di un sentiero  pieno di ostacoli, a tratti ripido, a volte cancellato o franato, dove si può perdere l'orientamento, un sentiero comunque faticoso e cosparso di imprevisti. Lo psicologo che si trova ad avventurarsi su questo sentiero per andare incontro al paziente deve mettere in conto di affrontare diversi ostacoli.
 
Gli ostacoli sono nei divieti esterni (degli adulti che hanno impedito al bambino di parlare, o che lo minacciano, o che hanno utilizzato forme di intimidazione o di  ricatto affettivo) e sono nei  divieti interni, nel bisogno della persona di mantenere la relazione affettiva di dipendenza nei confronti dell'abusante, di salvaguardare l'unità famigliare (se si tratta di incesto) o comunque nelle emozioni di colpa, vergogna, stigmatizzazione, tradimento, che si frappongono alla possibilità di parlare. Sappiamo che chi ha vissuto una esperienza traumatica, ed in particolare una violenza sessuale e ancora più un incesto, cerca di rimuoverla, vuole evitare di pensarci: lo psicologo deve chiedere quindi al paziente di dire proprio quello che lui cerca di dimenticare.
 
Un grosso ostacolo alla verità è posto proprio dal soggetto stesso, dalle difese di evitamento (vai a dopo una violenza ti può succedere che) che lui mette in atto.

Attualmente, grazie alle ricerche sul funzionamento della mente, gli psicologi che lavorano a stretto contatto con soggetti che hanno vissuto esperienze traumatiche, si vanno orientando nella direzione del far ricordare. Oggi si sostiene quindi che il racconto di esperienze traumatiche del passato, quali l'aver subito violenza sessuale o incesto, ha un effetto positivo sulla salute non solo psicologica ma anche fisica dell'individuo.



Una ricerca dimostra che ricordare e raccontare può far stare meglio


Numerose ricerche (Pennebaker 1985- 1999) su adulti che avevano vissuto esperienze traumatiche quali abusi sessuali, violenze in famiglia, stupro, incesto, tentativi di suicidio, mostrano questa stretta connessione tra ricordi, emozioni e stato di salute. La ricerca era così impostata: al gruppo sperimentale  veniva chiesto di scrivere, per quattro giorni consecutivi e per 15 minuti al giorno, un racconto sulle proprie esperienze traumatiche, mentre al gruppo di controllo veniva chiesto di scrivere su argomenti non emotivi. Da controlli medici effettuati prima e dopo l'esercizio di scrittura  è stato rilevato un miglioramento nello stato di salute soltanto in quelli che avevano avuto il compito di raccontare le proprie esperienze traumatiche. L'effetto positivo viene riscontrato nei marker ematici, nella aumentata capacità dell'organismo di resistere alle malattie, nell'aumento delle funzioni immunitarie: tutti effetti che si manifestano dopo un po' di tempo dal racconto, mentre nell'immediato l'umore peggiora, emergono stanchezza e infelicità. Cerchiamo di capire il perché. Quando si scrive, si è inevitabilmente portati a esplorare il significato emotivo dell'avvenimento, a tradurre l'esperienza in parola. Via via che l'esperienza viene raccontata i dettagli inutili spariscono dalla narrazione e restano solo gli elementi più importanti. Questo comporta una elaborazione cognitiva che permette di inserire l'avvenimento nella propria storia personale, dandogli un significato. Queste ricerche dicono che per stare meglio è necessario dare un significato ai ricordi per renderli non frammentari ma coerenti, connettere i pensieri e le emozioni.

Le ricerche sulle vittime dell'Olocausto, sui reduci di guerra che hanno assistito o compiuto atrocità, sulle donne stuprate, vittime di violenza sessuale o incesto, ci dicono che queste esperienze non possono essere raccontate se il soggetto prova ansia, vergogna, sensi di colpa, paura. Dato che il ricordo comunque riemerge, e con esso queste emozioni penose, la persona cerca di inibire le emozioni, di controllare i pensieri e i comportamenti; questo meccanismo richiede un grosso dispendio di energie psichiche, con la conseguenza di aumentare lo stress e l'ansia: da ciò dipende la maggiore vulnerabilità alle malattie  non solo psichiche ma anche fisiche.



Dare il giusto significato alle cose che sono successe


E' stato chiaramente stabilito dalla letteratura socio psicologica corrente che le persone tendono a credere in un mondo giusto dove le buone cose succedono alla brava gente e quelle brutte alla gente cattiva. Questa convinzione probabilmente esercita una funzione difensiva cosicché la gente si sente meno vulnerabile a eventi negativi casuali.

L'accadere di un particolare evento negativo, come uno stupro, un'improvvisa ed inaspettata aggressione sessuale, ma anche una molestia sessuale da una persona che si stimava degna di fiducia,  é in contraddizione con la convinzione di un mondo giusto. Quando un individuo riceve nuove informazioni che sono in contrasto con precedenti convinzioni o schemi, succedono di solito due cose: "l'assimilazione o l'accomodamento". L'assimilazione si riferisce al processo in cui l'informazione viene alterata o distorta per adattarsi (essere assimilata) nello schema esistente. L'accomodamento, d'altra parte, implica un cambiamento degli schemi esistenti per accettare nuove e incompatibili informazioni. Si osserva frequentemente, nelle vittime di stupro e violenza sessuale, il processo di assimilazione quando la donna o la bambina si colpevolizza per essere stata aggredita o per non aver resistito con successo allo stupro, chiedersi se l'accaduto sia davvero uno stupro, o sviluppare un'amnesia per tutto o parte dell'evento.

L'obbiettivo del trattamento è di aiutare il soggetto a non assimilare (distorcendo l'evento per adattarlo a convinzioni precedenti lo stesso), bensì a ristrutturare gli schemi di riferimento in armonia con le nuove informazioni senza cadere in un processo di "eccessivo accomodamento".

  

Riuscire a sentirsi di nuovo al sicuro...

Tutti coloro che si sono occupati in modo specialistico della cura di soggetti traumatizzati ritengono che il compito di ristabilire un senso di sicurezza per il paziente è prioritario e deve costituire il primo obiettivo della terapia;  può durare da giorni a settimane, fino a mesi o anni per le vittime di abusi cronici.

La persona che è stata vittima di aggressioni o violenze sessuali può non sentirsi al sicuro all'interno del suo corpo, sperimenta le sue emozioni e i suoi pensieri come fuori dal suo controllo, non si fida delle relazioni con gli altri. Il primo obiettivo da raggiungere per far acquistare un senso di sicurezza alla vittima è farle recuperare il potere, potere sottrattole con forme di violenza, coercizione o manipolazione psicologica dal suo aguzzino nel caso di violenza, o potere sottrattole dalla situazione traumatica in sé quando per esempio un incidente stradale o una catastrofe naturale impongono al soggetto di rinunciare per sempre a quel senso di invulnerabilità che ciascuno di noi deve avere per poter sopravvivere. Ciascuno di noi sa che in qualsiasi momento potremmo essere investiti da una macchina o da un fulmine o  violentati da un maniaco e che la nostra vita sarebbe interrotta per sempre, ma nessuno si sveglia al mattino con questo pensiero; ci illudiamo di avere una qualche forma di controllo sul mondo. Nelle vittime questa illusione è svanita per sempre, e questo le impedisce  di provare entusiasmo e speranza, di volgersi alla vita con un pensiero positivo. E' proprio per non perdere questa illusione di  invulnerabilità che la società è così poco disponibile ad ascoltare le vittime.
 
Nessun intervento  che sottragga potere alla persona sopravvissuta ad un trauma può produrre guarigione. Anche negli interventi estremi, necessari quando la persona è di pericolo a sé stessa o agli altri , è controindicata un'azione unilaterale presa senza consultare o ascoltare il diretto interessato. In ogni caso la vittima deve essere consultata  rispetto ai suoi desideri , offrendo tutte le possibilità di scelta compatibili con la preservazione della sicurezza. Questo stadio parte dal cercare di ristabilire un controllo sul proprio corpo e arriva al controllo dell'ambiente.

L'integrità del proprio corpo include l'attenzione ai bisogni di base, la regolazione delle funzioni corporee (il sonno, i pasti, l'esercizio fisico), il controllo dei comportamenti autodistruttivi. Il controllo dell'ambiente include la capacità di  discriminare quali siano le situazioni di vita non rischiose, la sicurezza economica, la propria mobilità, la capacità di autoprotezione. E' compito del terapeuta garantire che la psicoterapia si svolga in situazione di sicurezza per il paziente; nessun tipo di terapia può essere efficace se il paziente vive in un ambiente che non sente sicuro. Il terapeuta dovrà quindi lavorare in stretto contatto con altri operatori per poter garantire al paziente la sicurezza; assistente sociale, educatori, magistrato, insegnanti, genitori, partner (nel caso si tratti di adulti), psichiatra ed ogni altra figura ritenuta necessaria.

Oltre alla mobilitazione delle persone che possono prendersi cura del paziente, è necessario stabilire insieme al paziente un piano per la sua  protezione futura valutando il grado di pericolo che egli ancora corre, e le eventuali precauzioni da adottare. E' fondamentale la partecipazione del paziente a questo piano, nell'ottica di ristabilire il potere che è stato annullato dal trauma. Non sempre un ambiente sicuro farà sentire al sicuro il paziente perché la sicurezza dipende non solo da fattori esterni, ma anche dal grado di elaborazione del trauma.


Legittimare la sofferenza patita durante la violenza sessuale...


La vittima di violenza sessuale o di stupro o di molestie sessuali, ha bisogno di sentire legittimata la sofferenza patita: spesso la lettura della situazione vissuta è impregnata da vergogna e da sensi di colpa. Questi vissuti possono essere meccanismi di difesa dall'angoscia di essere stata inerme: meglio sentirsi responsabili, protagonisti delle proprie azioni che vittime totalmente indifese. L'esperienza di essere stata totalmente impotente, nodo cruciale del trauma e della donna vittima di violenza sessuale, manda in pezzi questa illusione.


La relazione con il terapeuta può tentare di riparare le ferite del passato ....


Il rapporto terapeutico risulta essere fondamentale nella ricostruzione del mondo interno delle persone vittime di traumi multipli e ripetuti nel tempo, come per esempio delle donne che hanno subito abusi sessuali nell'infanzia, incesti, violenze sessuali. Con adulti che sono stati dei bambini maltrattati, abbandonati, ospiti di istituti, profondamente odiati sin dai primi giorni della loro vita, molto spesso è la relazione con il terapeuta che permette di costruire nel paziente il primo schema mentale di una relazione sana e positiva con il mondo. E' nel rapporto con il terapeuta che il paziente potrà sperimentare un rapporto sufficientemente buono con una figura di attaccamento questa volta, si spera, non maltrattante o rifiutante.

Dietro il dramma della violenza c'è il vuoto, un vuoto forse ancor più sconvolgente e faticoso da tollerare della violenza sessuale stessa. Si può anche continuare a vivere sentendosi per esempio una puttana, ma non si può vivere sentendosi nessuno. Risulta  decisiva la capacità del terapeuta di mantenere la relazione con la paziente e di non agire le emozioni dalle quali ci si sente invasi. Il terapeuta deve accettare che il suo aiuto al paziente  è di natura limitata, che l'attenzione che può dargli non è certamente un sostituto delle cure genitoriali, deve fare i conti con il fatto che il passato non può essere cancellato e con l'incertezza di riuscire a riparare il danno che si è verificato.

Sia il terapeuta che il paziente si trovano continuamente davanti al fatto che il passato non si può cambiare, ma anche al fatto che il passato è importante solo in quanto continua a vivere nel presente nel paziente, nelle fantasie e nel suo mondo interno che gli impediscono di reagire alle esperienze attuali in modo positivo e di godere ciò che il presente ed il futuro gli possono offrire. E su questi aspetti il terapeuta può cercare di fare del suo meglio affichè il passato non ritorni continuamente nel presente.

L'indice migliore di risoluzione di un trattamento del Disturbo post traumatico da stress, e quindi del fatto che il trauma non impedisce più al paziente di vivere, è la capacità del paziente di provare piacere  nella vita e coinvolgersi pienamente nelle relazioni con gli altri. Il presente e il futuro diventano più interessanti del passato.

 

La  terapia con EMDR è fortemente indicata (vai a terapia con EMDR) nei casi di pazienti che hanno subito una qualche forma di violenza o molestia sessuale.


Cristina Roccia
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